30 marzo 2015

[7 giorni da... vegana] Giorno uno: prime delusioni

La mia prima giornata è iniziata con un tremendo jet lag da ora legale, ma per fortuna mi consolo con un buon the accompagnato da qualche biscotto "chocolate chip" che ho preparato appositamente ieri, da una ricetta di Luca Montersino senza uova nè latticini, quindi perfettamente vegan.


La metto sul mio Facebook e qui apriti cielo. Un mio amico molto solerte mi fa notare che la lecitina di soia (in questa ricetta ne servono un paio di grammi) non è accettata dai vegani in quanto OGM. Vado a controllare l'etichetta e leggo "OGM FREE". Alleluja! E invece no... la ricetta chiede anche zucchero a velo che, mi fa notare sempre lui, viene raffinato con carbone animale, ovvero ossa di animali e quindi NON è vegan. Morale della favola: a colazione mi toccherà mangiare pane e marmellata per tutta la settimana, Ma... NO! Anche a questo devo fare attenzione, perché anche alcuni gelificanti della marmellata sono di origine animale. Ormai all'esasperazione ribadisco che userò marmellata fatta in casa SENZA gelificanti. E vediamo se a colazione riuscirò a mangiare qualcosa, oltre che the senza zucchero. Eh sì, perché anche lo zucchero raffinato è a rischio e... anche quello di canna!

A pranzo una semplice pastasciutta con un buon sugo di pomodoro ed erbette aromatiche. Qui non c'è dubbio che sia vegano, però mi prende una fame tale che vado di fetta di pane e scarpetta. Per cena faccio un pasto collaudato: involtini di verza. Per i miei coinquilini ricetta tradizionale con tanto formaggio, che trabocca appena inciso l'involtino...



Per me, utilizzando le verze e il ripieno di cui sopra, una sorta di timballo. Senza formaggio, senza burro. Giusto un filo di olio e un po' di pangrattato per la croccantezza.


Riesco a mangiarne neanche metà... poi inizia a tornarmi su e non ce la faccio ad andare avanti. Eppure era ben aromatizzato e condito, ma niente. Ho dovuto ripiegare su mezza fresella e delle melanzane sott'olio per avere un minimo di soddisfazione a cena.


...e mentre scrivo ho di nuovo fame.
Magari ora ci guardiamo un film durante il quale divorerò un kg di pop corn fatto in casa...

Spero che domani vada meglio.

29 marzo 2015

[7 giorni da... vegana] Giorno zero: prepariamoci

Domani sarà il "day 1". Come mi sia venuto in mente di fare una settimana da vegana neanche io lo so, però ormai sono in ballo... balliamo.
Ci tengo a precisare che lo faccio come esperienza personale e che non voglio prendere in giro nessuno.
Sarà una settimana da vegana "pura e semplice", quindi niente cotolette di soia o altre imitazioni della carne, seitan meno che mai.
La prendo anche come una sfida e, per male che vada, mi sarò divertita a inventare nuove ricette, questa volta senza prodotti di origine animale.
Sarà anche una settimana di riflessione. Per esempio, già oggi si parlava del non consumare prodotti di derivazione animale perché la "filosofia" vegana è contro lo sfruttamento degli animali. Quindi per estensione non si dovrebbero consumare neanche the, frutta, verdure ecc. prodotti sfruttando l'homo sapiens. Penso alle coltivazioni di the indiane, alle piantagioni di frutta esotica in Sud America e, per restare vicino a noi, la verdura raccolta dagli immigrati pagati 2 euro l'ora dal caporalato. Mi direte "compra solo frutta certificata, i prodotti <>, quella del contadino, il km zero". Beh, frutta e verdura che vengono dai campi dei paesi limitrofi dove questa gente ci lavora qua è la verdura a km zero, quella del contadino... impossibile distinguerla.
Ma lasciamo perdere queste disquisizioni... intanto oggi mi sono preparata dei biscotti "vegan" per evitare di fare tutti i giorni colazione con pane e marmellata...



...e abbiamo "festeggiato" l'ultimo giorno da onnivora (per i prossimi 7 giorni eh...!) con la prima grigliata dell'anno, come ogni anno a inizio primavera.
A domani con il "day 1".


6 gennaio 2015

Energia, riciclo e guadagno per tutti

Un privato decide di investire in energia elettrica (che rivende all'industria elettrica, l'equivalente della nostra ENEL). Installa un impianto di biomasse che nutre con gli scarti delle serre. Serre che producono, per esempio, pomodori. In questo caso un produttore locale che vende tonnellate di pomodori ai supermercati. A fine ciclo produttivo le piante vengono triturate e vendute al suddetto per la produzione di energia elettrica. Nel processo di triturazione il produttore di pomodori non solo guadagna sulle piantine secche triturate, ma rivende anche i fili di sostegno delle piantine a un'azienda che le rigenera e il terreno di coltivazione per meno esigenti giardini privati. Industrie in simbiosi, scarto pochissimo, altissimo riciclo e guadagno per tutti, ambiente compreso. Siamo in Germania. In Italia stiamo a guardare?

13 dicembre 2014

Il nuovo cioccolato Loacker



Ho avuto modo di provare la nuova gamma di prodotti Loacker che vede trasformato il wafer in tavoletta di cioccolato con all’interno un croccante cuore di cialda. Idea originale e gustosa, ma forse non proprio eccellente. Vediamo i dettagli.

Innanzitutto la confezione: si presenta come una normale barretta di cioccolato in involucro di plastica. Anche se è indicato il modo di apertura, che dovrebbe avvenire semplicemente a strappo, il sistema non sembra funzionare. Su 4 tavolette aperte solo una volta è andata a buon fine. Le altre volte il lembo si è staccato e ho dovuto usare le forbici. Nel caso del cioccolato bianco il contenuto è andato in briciole. Quindi il packaging è sicuramente da rivedere.

In tutte le varianti si sente bene la presenza di una cialda all’interno che riesce a restare croccante. Dovrebbe seguire una crema che mi aspettavo più morbida, in contrasto con un cioccolato esterno più fermo e croccante. Invece la consistenza della crema e del cioccolato esterno si equivalevano quasi. Ho provato le tavolette sia a temperatura ambiente che da frigorifero.

Per il momento sono disponibili 4 gusti. Vediamo il dettaglio.

Nella foto che segue i 4 gusti come si presentano all'interno. La crema è ben distinta dal cioccolato esterno, come anche il wafer che, tuttavia, mi pare troppo decentrato verso il basso e forse questo rende le barrette troppo "fragili".



White
È la barretta al cioccolato bianco ripieno di crema al latte. Per i miei gusti la meno gradevole. Il cioccolato bianco è troppo dolce e la crema al latte quasi non si sente. È talmente friabile che mi è risultato difficile staccare di netto un quadretto.

Milk
Qui il cioccolato è al latte e il ripieno è crema al latte. Abbastanza equilibrato e gradevole. Se ci fosse più crema al latte somiglierebbe a una barretta Kinder, ma non è questo il caso.

Cremkakao
Anche qui il cioccolato è al latte ma la crema è al cacao. Questa mi ha deluso, ma solo perché mi aspettavo un gusto di cioccolato più accentuato. In realtà la barretta risulta molto gradevole.

Dark-Noir
Qui siamo nel mio paradiso: il cioccolato fondente extra. La crema all’interno è sempre al cacao. Questa forse è la più equilibrata di tutte le versioni. L’amaro del fondente è ben bilanciato dalla crema al cacao. In questo modo la Dark-Noir risulta gradevole anche per coloro che non apprezzano molto il cioccolato fondente. Per me l’unica promossa a pieni voti.

Tutte le versioni “si sciolgono in bocca” favorendone un rapido consumo. Prima ancora di accorgersene la barretta è finita! Forse per la golosità, forse per la consistenza. Raccomanderei comunque di dosarla e riporre l’eccesso prima di iniziare a mangiarla perché è davvero come le ciliegie.

La vedrei bene proposta come snack in barrette più piccole, in multipack al supermercato e in versione a pezzo unico nei bar.

I ripieni proposti al momento sono estremamente classici. Tenendo conto di come si presenta il prodotto (si pensa alle montagne, al Tirolo) vedrei bene varianti più audaci, per esempio con un ripieno di frutti di bosco, quindi mirtillo, lampone, mirtillo rosso, ribes nero o rosso, fragolina di bosco. Gusti specifici e non i soliti “mix” con il gusto generico “frutti di bosco”. Vedrei molto bene proposte stagionali o annuali. Un po’ come fa l’Algida con il Magnum, per capirci. Insomma gusti “limited edition” in cui si può azzardare un po’ di tutto, dalle creme più tradizionali sia di frutta che di frutti secchi, fino a cose più esotiche e poco usate in Italia (penso a mango, wasabi e roba del genere).

Concludendo credo che siamo di fronte a un buon prodotto, perfezionabile sicuramente, ma già abbastanza valido. Il prezzo consigliato è di € 1,39 per una barretta di 87 g. Non ho avuto modo di verificare il comportamento dei rivenditori perché ancora non l’ho trovata nei negozi della mia zona. La qualità Loacker comunque c’è tutta e se decideranno di portare avanzi questo nuovo prodotto sono certa che sapranno rimediare alle piccole lacune attualmente presenti.

11 novembre 2014

Mastro Lindo Gel: il test

Oggi riesco finalmente a concludere anche il progetto Mastro Lindo Gel, prodotto che è capitato con tempismo perfetto con il rifacimento del tetto. Non avevo mai avuto così tanta polvere in giro per casa. Era OVUNQUE... cosa molto antipatica ma perfetta per provare questo detergente multiuso. Usato diluito per pavimenti e per la maggior parte delle superfici, puro per le zone più difficili. Veniamo al dunque.




IL PRODOTTO
Si tratta di un detergente multiuso due volte e mezzo più efficace rispetto al prodotto diluito. Un flacone piccolo, leggero, maneggevole. Comodo da trasportare e da conservare, dato che occupa poco spazio nel mobile. Ha un tappo dosatore che eroga una quantità di prodotto sufficiente da diluire in 5 litri di acqua per lavare, per esempio, i pavimenti.
Del Mastro Lindo Gel multiuso abbiamo sei diverse fragranze (io ho testato limone e fiori delicati), un detergente specifico per le superfici delicate e uno per il bagno.
Il prezzo consigliato è di 2,49€. Dato che volevo provare anche una fragranza diversa da quella inclusa nel progetto l'ho acquistata al prezzo lancio di 1,99€. Non ho informazioni sulla media dei prezzi attuali perché da allora non l'ho più visto sugli scaffali. Forse i negozi della mia zona non sono molto "aggiornati"...

USO DILUITO
Durante il mio test ho usato Mastro Lindo Gel principalmente diluito. Nel secchio per lavare i pavimenti e nello spruzzino, per quasi tutte le altre superfici. Sono rimasta molto soddisfatta dell'efficacia come lavapavimenti, su piastrelle e quasi tutte le superfici lavabili. Per il vetro, invece, non mi ha convinta molto e quindi per quello continuerò a usare un prodotto specifico.
Per la diluizione nel secchio il tappo dosatore è decisamente utile. Contrariamente ad altri prodotti con tappi dosatori questo mi pare erogare la quantità giusta (di solito lo fermo prima perché ritengo eccessiva la dose!) e non "sbaglia" se per caso non lo si tiene bene (altri tappi dosatori continuano a erogare se li si inclina invece di tenerli perfettamente verticali).

USO CONCENTRATO
Beh, qui non c'è molto da dire. È decisamente efficace e ne bastano davvero due gocce sulla spugna per avere una buona resa. Buon potere sgrassante sui fornelli e su altre superfici della cucina soggette a sporcarsi di grasso. Nulla da aggiungere.

PASSAPAROLA
Uno degli obiettivi del marketing partecipativo è di divulgare il "verbo", quindi ho distribuito i vari flaconi a parenti e amici. Ne sono rimasti tutti abbastanza contenti, qualcuno mi ha detto che cambierà il prodotto di elezione scegliendo questo. Una nota curiosa: una mia cugina quando le ho dato il flacone ha visto il colore, ha letto "limone" e ha subito pensato che fosse un detersivo per i piatti. Forse il limone nel pensiero comune è fin troppo legato al lavaggio dei piatti...
Diverse persone, non fidandosi della concentrazione, hanno esagerato e poi si sono lamentate della difficoltà di risciacquo, problema risolto utilizzando meno prodotto e quindi alla fine è un punto a favore che dimostra che il Mastro Lindo Gel è DAVVERO concentrato di fatto e non solo di nome.

CONCLUSIONE
La mia esperienza la definirei molto positiva. Il prodotto è stato testato su mattonelle, vetri, vari metalli, legno laccato (quindi lavabile) e ceramica. Su tutte le superfici ha dato buoni risultati, tranne sui vetri dove è stato difficile rimuovere il prodotto pur essendo molto diluito e applicato con il nebulizzatore. Non escludo che io abbia messo troppo prodotto, ma non sono riuscita a dosarlo meglio.
A casa mia la superfice più scura lavabile con questo tipo di prodotto è color terracotta, quindi non sono in grado di dire se con tonalità più scura saltino fuori aloni.
Il prodotto è molto concetrato davvero e quindi dura a lungo, con l'ovvio vantaggio di alleggerire le buste della spesa non solo perché compriamo un detergente in formato ridotto, ma anche perché la formula che lo rende adatto a molte superfici ci consente di evitare l'acquisto di prodotti specifici. Cosa positiva anche perché, una volta scelta la fragranza preferita, ci fa evitare di riempire la casa di profumi diversi che potrebbero anche "scontrarsi".
La fragranza al limone è stata la protagonista di questo test e di sicuro è gradevole ma, personalmente, ho preferito quello che ho acquistato per confronto, ovvero "fiori delicati". Forse per abitudine, dato che utilizzo sempre (anche per il bucato) prodotti al profumo di mughetto, gelsomino o comunque floreali.


8 novembre 2014

Novità dalla casa dei tre "nanetti" Loacker

Ecco un'altra novità: le barrette di cioccolato Loacker. Non si tratta delle consuete barrette a cui siamo abituati, dato che all'interno nascondono un cuore di crema e wafer. In pratica Loacker ha "rivoltato" i suoi celebri wafer mettendo il cioccolato all'esterno e il wafer all'interno.

Nel kit di assaggio ci sono i 4 gusti in cui è disponibile il nuovo prodotto e le consuete schede di valutazione. Non fate caso alle zampe del gatto, quello non era incluso nel pacco, ma a casa mia è molto difficile fare una foto senza gatti, soprattutto quando si cerca di fotografare un nuovo arrivo in casa pieno di odori nuovi da scoprire.







I gusti disponibili sono White, Milk, Cremkakao e Dark-Noir. Siccome li ho già assaggiati vi dico velocemente che sono buoni, ma non entusiasmanti. Il Dark-Noir, con cioccolato fondente, è il mio preferito e non mi stupisce. Sempre nelle aspettative la versione "White" con cioccolato bianco che è quello che gradisco di meno, dato che il cioccolato bianco è, appunto, quello che normalmente mi piace di meno. Il "Milk" rientra pienamente nelle mie aspettative, mentre mi ha deluso il "Cremkakao". Forse le mie aspettative erano troppo alte?
Ad assaggio completato vi fornirò tutti i dettagli.
Intanto i miei amici hanno gradito moltissimo i campioni da testare. Tranne, ahimè, un caro amico celiaco a cui queste barrette sono precluse a causa del wafer.

Un profumatissimo giardino "giapponese"

Dopo il matrimonio una mia amica è passata a trovarmi per portarmi la bomboniera. si tratta di una specie di giardino giapponese, corredato di fiore di loto, pietre, cristalli e fiori da distribuire come più ci piace. Il profumo per ambienti si può inserire nel flacone in modo che venga distribuito con gli stick, oppure direttamente sul fiore, fatto di una pietra spugnosa. I cristalli e le pietruzze sono "vere", insomma, non di plastica, per intenderci e i fiori di stoffa. La base del tutto è di legno. Idea carina e originale, davvero inconsueta per una bomboniera.