
Greenpeace chiede a Canon di firmare una dichiarazione contro la caccia alla balene. Ma la più grande azienda di fotocamere digitali - conosciuta in tutto il mondo e maggiore sponsor di progetti per salvare le specie a rischio - risponde "No". Greenpeace lancia un appello mondiale invitando i clienti della Canon a chiedere all'azienda di schierarsi apertamente contro il massacro delle balene, spacciato per ricerca scientifica dal governo giapponese.
Greenpeace pensava che il direttore generale della Canon - Fujio Mitarai - si sarebbe sicuramente unito all'appello internazionaleper fermare la caccia alle balene. Mitarai è nella posizione ideale per farlo: non è solo a capo della Canon ma anche della Japanese Business Association, quindi molto vicino al governo giapponese.
In una lettera del 10 gennaio indirizzata a Mitarai Greenpeace chiedeva di firmare la seguente dichiarazione: "Canon è impegnata a costruire un mondo migliore per le future generazioni e non supporta la caccia di specie in via d'estinzione o minacciate con qualcosa di diverso da una fotocamera. Canon ritiene che il programma di ricerca letale sulle balene nell'Oceano Antartico debba essere eliminato e sostituito con un programma di ricerca non-letale".
Il 22 gennaio Canon risponde di riconoscere "l'importanza di proteggere le specie a rischio". Ma conclude la lettera così: "la comunità scientifica giapponese si divide tra chi condanna la caccia alle balene per scopi scientifici e chi invece no… noi non firmeremo la dichiarazione che ci avete mandato". La verità è che non c'è bisogno di uccidere le balene per studiarle: ha raccolto più dati Greenpeace in due mesi di ricerca non-letale che il programma giapponese in 18 anni.
Quest'anno la flotta baleniera giapponese avrebbe dovuto uccidere circa nove balenottere minori al giorno e una balenottera comune ogni due giorni. In totale 935 balenottere minori e 50 balenottere comuni. Per due settimane la nave di Greenpeace "Esperanza" ha impedito alla flotta baleniera giapponese di cacciare nel Santuario delle Balene dell'Oceano Antartico. Adesso, l'Esperanza è a corto di carburante e deve rientrare in porto. Ma la campagna per fermare la caccia baleniera in Antartide non è finita: è il momento di mobilitarsi tutti per fare pressione sul governo giapponese. A cominciare dalla Canon.
Canon non è implicata direttamente nella caccia alle balene, perciò Greenpeace non sta lanciando il suo boicottaggio. L'appello di Greenpeace punta a chiedere a Fujio Mitarai di esprimesri contro l'assurdo programma di ricerca letale sulle balene. E' ora che Mitarai cominci ad agire per proteggere gli animali e la reputazione del business giapponese all'estero.
30 gennaio 2008
Balene catturate da una Canon o cacciate da un arpione?
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25 gennaio 2008
Le baleniere e i rifornimenti illegali in Antartide

Gli attivisti di Greenpeace hanno ostacolato il rifornimento di carburante dalla nave cisterna Oriental Bluebird alla nave macelleria giapponese Nisshin Maru. Si tratta di un'operazione illegale nelle acque antartiche per i rischi ambientali che essa comporta. Un gommone si è infiltrato tra le due navi rallentandone l'avvicinamento per il passaggio di carburante.
I membri dell'equipaggio dell'Esperanza hanno avvertito le baleniere giapponesi che la nave di Greenpeace e gli attivisti sui gommoni si trovavano dietro l'Oriental Bluebird per impedire le operazioni di rifornimento. Ma le due navi hanno continuato ad avvicinarsi, mentre uno dei gommoni rischiava di restare intrappolato.
Sakyo Noda, responsabile campagna Balene di Greenpeace Giappone, ha mandato un chiaro messaggio all'Oriental Bluebird: la nave cisterna deve lasciare subito le acque antartiche; il rifornimento è un'attività pericolosa che mette a rischio un ambiente incontaminato e protetto come l'Antartide. Proprio l'anno scorso la Nishin Maru ha subito un incendio mentre era in prossimità dell'Oriental Bluebird: non è escluso che fosse in corso un trasbordo tra le due navi.
La nave cisterna con bandiera panamense non è nemmeno ufficialmente registrata come parte della flotta baleniera e non dovrebbe essere lì. Il governo panamense - che si è schierato a difesa delle balene nell'IWC - si rende complice della loro mattanza, se permette all'Oriental Bluebird di rifornire la Nisshin Maru sotto la propria bandiera.
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20 gennaio 2008
In azione contro le baleniere giapponesi

Gli attivisti di Greenpeace - a bordo dei gommoni – hanno aggiunto "Falso" in giapponese alla scritta "Ricerca" che campeggia sulla fiancata della Nisshin Maru. La caccia baleniera della flotta del Governo giapponese, infatti, viene spacciata come "ricerca scientifica" e pagata dai contribuenti. È un insulto alla scienza e all'intelligenza. Intanto su uno dei maggiori quotidiani del Giappone cominciano a chiedersi: "Perché il Governo insiste con la caccia baleniera?".
Un articolo apparso oggi su uno dei maggiori quotidiani del Giappone - Asahi Shimbun - oltre allo spreco di danaro pubblico, riferisce della dubbia validità scientifica del programma e della scarsissima convenienza economica di questa caccia, da cui si sono ormai dissociate tutte le imprese private. In Giappone il consumo di carne di balena è ai minimi storici con 4.000 tonnellate di carne ammassate nei frigoriferi.
Particolarmente interessante è la dimostrazione del fatto che il cosiddetto Istituto di Ricerca sui Cetacei (ICR) - che il Governo del Giappone spaccia come agenzia di ricerca Indipendente - è in realtà pieno di ex dipendenti del Ministero della Pesca del Giappone: l'ICR spende la maggior parte degli oltre 50 milioni di dollari all'anno che il Ministero eroga per finanziare la caccia alle balene.
È evidente che in Giappone qualcosa stia cambiando: da qualche tempo, sulla caccia baleniera i portavoce del Governo sono del Ministero degli Esteri e non di quello della Pesca. Sembra che laggiù nessuno si fidi più del Ministero della Pesca.
Intanto è dal 12 gennaio scorso che l'Esperanza sta inseguendo la Nisshin Maru, da sei giorni fuori dalle zone di caccia. Senza la nave macelleria la caccia alle balene è bloccata: è lì che le balene vengono rapidamente passate per essere macellate, inscatolate e stivate nei frigoriferi. Inoltre, la Nisshin Maru funge da nave appoggio e senza di essa gli arpionatori hanno una ridotta operatività. Per rifornirsi di carburante, anche la Yushin Maru N.2 - una delle navi armate di arpione e destinata all'uccisione delle balene - si è dovuta allontanare dal Santuario delle Balene dell'Oceano Antartico.
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3 gennaio 2008
Megattere "graziate" dal Giappone
Dalla Yushin Maru, nave da caccia della flotta giapponese, parte un primo arpione che ferisce una balena. Ma servono altri tre colpi di arpione per uccidere la balena ferita in fuga.
Il governo giapponese "concede la grazia" alle megattere - specie a rischio di estinzione - ma non rinuncia alla "condanna a morte" di circa mille balene nel Santuario dell'Oceano Antartico. Anche quest'anno la nave di Greenpeace "Esperanza" è partita all'inseguimento della flotta baleniera giapponese. Con i gommoni pronti a sfrecciare per salvare le balene dagli arpioni.
Tutto il mondo chiede al Giappone di fermare il massacro delle balene praticato con la scusa della ricerca scientifica. La ricerca scientifica giapponese è un vero scandalo: in anni di caccia non ha mai prodotto un dato utile. Gli scienziati non hanno bisogno di uccidere le balene per studiarle.
La carne di balena non ha mercato. Un sondaggio pubblicato in Giappone nel giugno 2006 dal Nippon Research Centre mostra che oltre due terzi dei giapponesi intervistati disapprova la caccia baleniera in Antartide e che il 95 per cento non mangia mai, o solo raramente, carne di balena. E' per questo che nei magazzini giapponesi sono ammassate circa 4.000 tonnellate di carne di balena invendute: hanno anche provato a usarla come mangime per cani!
La caccia baleniera mette a rischio l'attività del whale watching - la pacifica osservazione delle balene in mare - che ha un mercato mondiale di un miliardo di dollari l'anno. La gente ama osservare questi affascinanti animali da vivi. Di certo non fatti a pezzi dalle baleniere.
La nave Esperanza seguirà come un'ombra gli assassini di balene. Quest'anno a bordo ci sono tre attivisti italiani: Caterina Nitto (secondo ufficiale), Gianluca Morini (radio operatore), Simona Fausto (assistente cuoco).
Le balene valgono molto più da vive che da morte. Per questo Greenpeace ha lanciato una proposta per una rete di riserve marine che copra il 40 per cento dei mari del Pianeta, inclusa una proposta specifica nel Mediterraneo. Questa rete servirà a proteggere gli ecosistemi pelagici e quindi anche i cetacei.Che il governo giapponese abbia salvato 50 megattere è una vittoria per Greenpeace. La notizia che ora tutto il mondo aspetta è che nessun arpione colpisca mai più una balena.
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